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I pensieri e le parole che tingeranno queste pagine virtuali sono il frutto di esperienze e riflessioni...

mercoledì 14 dicembre 2011

Storia di una patatina fortunata...

Un giorno qualsiasi  aspettavo in un corridoio sperduto delle università di Catania,  un  professore per fare esame. Dopo ben venti minuti di passeggiata incessante in quel corridoio ,ho notato un piccola patatina scivolata per terra da un pacchetto di un distratto studente.
Siccome ero già li da un bel pezzo,non ho potuto far a meno di riflettere che quella patatina era scampata a una miriade di insidie:la signora delle pulizie, infatti,aveva già percorso quel piano, un fiume di studenti si erano riversati in quel corridoio per raggiungere le aule delle lezioni, e in più, essendoci vicino un laboratorio di chimica dei tecnici avevano trasportato delle apparecchiature con un carrellino, e ovviamente  me, che avevo camminato per quel corridoio,con il mio libro in mano per ripassare molto presa, senza preoccuparmi di cosa potessi incontrare in quella marcia forzata per scaricare un po’ di ansia.
Non contenta,nonostante il trambusto fosse passato, lei rimaneva imperterrita salva dai vari passanti che non notandola le passavano sempre vicino ma mai polverizzandola.
Guardandola da lontano ho constatato che quella si che era  una patatina fortunata e chissà se anche io sarei stata così fortunata  o brutalmente masticata dal professore,che già aveva accumulato ben  quaranta minuti di ritardo.
Una domanda quindi sorge spontanea: Esiste la fortuna? E quanto conta nella vita di ciascuno di noi?
Da quella piccola patatina era nata dunque una  riflessione più profonda.
Dieci anni fa, Richard Wiseman decise di studiare scientificamente le origini della fortuna: con un reclutamento coinvolse oltre un migliaio di persone in quello che è considerato uno degli esperimenti più particolari della recente storia della psicologia. Per anni ha analizzato i differenti modi di pensare e di agire dei soggetti presi in esame, arrivando infine a formulare una teoria : fortunati non si nasce, si diventa! La buona sorte non è scritta nei geni né nel libro del destino, dipende da noi e dal nostro  modo di pensare, dalla capacità di individuare e cogliere le opportunità più favorevoli. Infatti, inconsapevolmente, i fortunati reagiscono alle sollecitazioni della vita di tutti i giorni obbedendo a quelli che l'autore ha definito come i quattro principi della fortuna: semplici comportamenti quotidiani che possono essere 'imparati' e adottati da tutti per ingraziarsi la dea bendata e aumentare il numero di occasioni propizie.  Wiseman spiega questo suo metodo in maniera rigorosa e ineccepibile attraverso quiz, esercizi, test, diagrammi, tabelle.(Fattore Fortuna di Richard Wiseman)
Mi trovo favorevole a ciò che scrive lo scienziato,essere fortunati dipende,per me, dall’atteggiamento positivo e propositivo che assumiamo nell’affrontare le prove  alle quali siamo sottoposti.
“La fortuna è ciò che accade quando la preparazione incontra un’opportunità. ~ Seneca”
Trovare, quindi, le peculiarità e i punti di forza del nostro carattere e sfruttarli al massimo,individuare le giuste opportunità e prenderle al volo.
Alla fine ciò che conta è il lavoro e l’amore risposto in quello che facciamo che attira la fortuna come una potente calamita.
Fissare i propri obbiettivi e perseguirli fino al raggiungimento completo.
Quella patatina,sicuramente si era prefissata di non essere schiacciata,e  ha incontrato me:che prima di entrare nello studio del professore l’ha spinta sotto un armadietto salvandola dalla rovina  e prolungando quella giornata così proficua per lei.
Voi lo fate? O è più facile a dirsi che a farsi?



mercoledì 23 novembre 2011

E' questione di spazio...

Ieri sera mi è capitato di vedere la puntata di matrix dove il tema trattato era la violenza sulle donne.
Mi ha colpito molto la testimonianza di una signora che aveva patito le gravi percosse inflitte dal marito per ben trentanni per l’amore dei suoi figli. Solo quando questi si sono laureati e quindi lei non si è sentita più responsabile della loro vita,ha deciso di ribellarsi e denunciare quel mostro sotto mentite spoglie.
L’ avvocatessa presente in trasmissione ha specificato che la violenza parte dalla base culturale di cui siamo vittime noi donne, cioè la donna deve essere sottomessa,obbediente e remissiva .
 Per fortuna, la società è molto cambiata,ma ancora siamo obbligate a crearci uno spazio in tutto ciò che affrontiamo, sia nel lavoro che nella nostra famiglia.
Ma io mi chiedo : non c’è abbastanza spazio per tutti? Non possiamo convivere in armonia o dobbiamo per forza sgomitare?
Per quanto mi riguarda, non voglio più di quanto non mi tocchi,il mio spazio vitale, quello necessario per poter creare e supportare la mia famiglia.
Sono ancora una studentessa universitaria della facoltà di agraria,in vista della laurea, e nella mia carriera mi è capitato un professore che mi ha rimandata all’esame per ben tre volte solo per il semplice fatto che ero una ragazza e quindi non adatta agli studi di agraria, da sempre frequentata da soli uomini.
Alla fine ho vinto io perché ho dato la materia, ma ho perso ben tre appelli e buona parte della pazienza di cui sono provvista...
Io ho una voce come tutte voi e non ho paura di usarla. Non voglio e non devo avere paura di usarla e neanche  voi.  
Che farò? Non pretendo di essere ricca o potente
né corteggiata o ammirata
né elogiata per la mia bellezza né esaltata per il mio ingegno.
Ahimè! Niente di questo merita il mio impegno o il mio sudore,né può contentare le mie ambizioni;
la mia anima, nata per altro, di più, mai si sottometterà a tali cose,
ma sarò qualcosa di grande
in sé e non nell’apprezzamento del volgo. “
          Mary Astell.

martedì 22 novembre 2011

Eccoci...

Eccomi ad imbarcarmi in una nuova avventura,chissà se il blog vi piacerà e se io riuscirò a rendervelo piacevole...
Vi confesso che nasce come un mio sfogo per tutti quei pensieri che si affollano nella mia mente,ma ho pensato che forse poteva essere gratificante per me sfogarmi e divertente per voi leggere... :)